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Ricovero gratuito per i malati di Alzheimer. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 28 Marzo 2012 00:00

I familiari dei malati di Alzheimer non devono versare alcuna retta, ai Comuni, per il ricovero dei loro cari in strutture per lungodegenti, in quanto si tratta di importi a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale dato che il tipo di patologia non consente di fare distinzione tra spese per la cura e spese per l'assistenza. È quanto stabilisce la sentenza nr. 4.558/12 della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso di un Comune che forniva assistenza a pagamento.

 

 

Con questo provvedimento, i supremi giudici hanno dato ragione al marito e ai figli di una donna, ricoverata in casa di cura perché, per effetto dell'Alzheimer, non era autosufficiente e aveva bisogno di assistenza continua per tutto, anche per deglutire. Il Comune, dove la famiglia risiedeva, aveva preteso una retta di quasi due milioni e mezzo al mese di vecchie lire solo per pagare l'assistenza, oltre ai costi del ricovero sanitario vero e proprio. Il Comune sosteneva che si sarebbe dovuto fare carico di tali spese solo se la malata fosse “indigente”, ma non era questo il caso dato che i congiunti avevano un loro reddito e dunque dovevano pagare. Secondo la Corte di Cassazione, quando ci sono condizioni di salute che richiedono una “stretta correlazione” tra “prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale”, non “vi è luogo per una determinazione di quote nel senso invocato dal Comune”. Una simile distinzione tra gli aspetti della cura e quelli dell'assistenza, si legge nella sentenza, “presuppone una scindibilità delle prestazioni” che non ricorre nell'ipotesi dei malati di Alzheimer, che hanno bisogno di una “stretta correlazione” di prestazioni sanitarie e assistenziali, con “netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria”.